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PARCO FATTORIA ROSARIO CARIMI 

Castelvetrano                                                                                              privacypolicy                                                                © Rino Noto, 2019

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...l'Equitazione

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Cos’è l'equitazione?

Pur essendoci controversia riguardo alla data esatta in cui i cavalli sono stati addomesticati e montati per la prima volta, la stima data questo passaggio nel 3500 a.C.

Sono state trovate prove che dal 3000 a.C. circa, vicino ai fiumi Dneper e Don, gli uomini hanno cominciato a usare il morso sui cavalli, poiché uno stallone che era stato seppellito mostrava segni ai denti.

Alcuni libri sacri lasciano pensare che i cinesi montassero già nel Ventunesimo secolo a.C.

Gli imperatori cinesi utilizzarono per la prima volta la cavalleria tra l'esercito all'epoca di Kao Ti (Gaodi), fondatore della dinastia Han, intorno al 200 a.C., come soluzione alle enormi perdite subite dai grandi eserciti a cavallo delle popolazioni nomadi provenienti dalle steppe del Nord. I cinesi assunsero da loro l'utilizzo di sella e staffe, che erano state a loro volta introdotte in India nel Primo secolo a.C. come anello per alluce.

Le prime testimonianze di cavalli montati sono le descrizioni mitiche dell'esercito delle Amazzoni e dei gruppi di cavalieri del re etiope Memnone.

I greci per secoli non ebbero conoscenza dell'equitazione. Il cavallo divenne un animale addestrabile solo quando, o per caso o in seguito a un ragionamento, scoprirono che poteva essere sottomesso utilizzando un pezzo di metallo (morso) posizionato nella bocca tra la mascella superiore e quella inferiore dove non sono presenti i denti. I numerosi morsi trovati durante gli scavi archeologici eseguiti tra il 1906 e il 1912 sull'altopiano dell'Anatolia centrale sono molto simili a quelli utilizzati nell'era moderna. Grazie al morso si poté domare il cavallo e l'uomo poté guidarlo. Furono necessari molti secoli per riuscire a creare gli attrezzi necessari per montare a cavallo: la sella, la ferratura e le staffe. La prima sella era una coperta ornamentale a cui gli Assiri, tra l'Ottavo e il Settimo secolo a.C. attaccarono un'antenata della staffa. Gli altorilievi assiri trovati a Nimrud (Iraq) aiutano gli esperti a confermare l'esistenza dei rudimentali attrezzi e la posizione del cavalieri in sella. Il cavallo portava una gualdrappa ampia e spessa sotto a una pelle di leopardo utilizzata per ammorbidire la seduta del cavaliere. Al collo del cavallo era presente un collare, per aiutare il cavaliere a stare in equilibrio a tutte le andature. La sella è mantenuta in posizione sul cavallo da un pettorale, mentre le redini sono tenute basse da un contrappeso che impedisce che si muovano troppo. Il cavaliere in sella ha la coscia nuda, ma le gambe fasciate da protezioni in cuoio sopra il ginocchio e lungo lo stinco, simili alle ghette utilizzate modernamente.

Gli scavi archeologici riportarono alla luce molte carrozze datate intorno al 2500 a.C., dando una prova maggiore che i cavalli venivano usati per lavorare. I carri venivano usati come armi da guerra, ma furono sostituiti dall'uso degli equini come cavalleria leggera o pesante. Gli equini ebbero un ruolo importante attraverso la storia umana globale, sia in guerra sia in lavori pacifici come il trasporto, lo scambio e l'agricoltura, con l'aiuto di carrozze o di altri mezzi. L'equitazione è una delle attività più antiche a cui si è dedicato l'uomo. Nel 1834 l'archeologo francese Charles Texier scoprì, sull'altopiano dell'Anatolia centrale, le rovine di Khattushash, la capitale dell'Impero Ittita, che si estendeva su 120 ettari. All'interno di questa enorme area sorgeva il luogo dove erano situati il palazzo imperiale, gli edifici pubblici, i magazzini e gli archivi, simili a biblioteche, in cui erano conservati migliaia di documenti statali incisi su tavolette d'argilla in caratteri cuneiformi. Proprio in questi posti, durante degli scavi eseguiti tra il 1906 e il 1912 dalla Società orientalista tedesca sotto i comandi dell'esperto Hugo Winckler, furono trovate, tra tutti i reperti, quattro tavolette d'argilla, poi datate attorno al 1500-1440 a.C., con 946 righe incise sui due lati: esse contenevano un insieme di regole sull'allenamento dei cavalli.

L'opera fu dedicata al re Suppiluliumas I il Grande e scritta da Kikkuli, parte del popolo dei mitanni che fu in seguito integrato a quello degli ittiti. Questo documento, che è stato intitolato “L'arte di governare e allenare i cavalli” dagli esperti, costituisce la prima testimonianza scritta sinora rintracciata sull'allenamento dei cavalli; questo è un chiaro indizio dell'esistenza di una tradizione di allevamento equestre ancora prima delle testimonianze dell'attività degli ittiti con i cavalli nell'area del Mediterraneo. Le quattro tavolette costituiscono un vero e proprio 'manuale' con un programma basato su un ciclo di 180 giornate, con regole precise riferite alla preparazione di cavalli per utilizzarli con i carri da guerra. Invece, il più antico e meglio noto manuale in cui è trattato anche il modo di montare a cavallo è “Sull'equitazione” di Senofonte.

Viaggiare a cavallo ha reso possibile l'incontro di grandi imperi come la Persia, che si estendeva dalla Turchia e l'Egitto fino ai confini dell'India fino alla sua distruzione da parte di Alessandro Magno. I Persiani utilizzavano corrieri che facevano circa 2000 miglia di viaggio da Sardis a Susa in 7 giorni, ma il loro sistema di messaggi aveva molte branche fino ai più remoti angoli dell'impero. La cavalleria era spesso un fattore determinante nella vincita di battaglie strategiche che cambiarono il corso della storia. L'incredibilmente veloce estensione della dominazione islamica e araba attraverso grosse parti di Europa, Africa e Asia è stata resa possibile dai cavalieri che montavano cavalli arabi. La loro avanzata era stata respinta solo dalla cavalleria dei franchi nella battaglia di Poitiers nella Francia centrale dove le innovazioni recenti della staffa hanno avuto un ruolo decisivo. Quella battaglia e quelle che seguirono respinsero i musulmani fuori dalla Francia. È stato l'intervento della cavalleria polacca sotto Sobieski a salvare Vienna durante l'assedio del 1683 all'ultimo momento e a privare i turchi dello strategico possesso dell'Europa centrale. I cavalli hanno aiutato l'uomo in altri modi oltre alla guerra, al viaggio e al trasporto. Hanno infatti facilitato la caccia in molte parti del mondo, per esempio gli Indiani d'America nella caccia ai bisonti. Un altro compito per cui i cavalli si sono adattati eccezionalmente e in cui spesso si divertono, è lavorare con il bestiame. Sono inoltre quasi indispensabili per i pastori, perfino nel Ventunesimo secolo.

Nella storia greca e romana chi sapeva equitare acquistava un valore aggiunto nelle società. Da allora in poi il titolo di cavaliere divenne espressione di nobiltà, ma, nei secoli successivi, i nobili furono costretti ad imparare l'arte di equitare per poter partecipare alla vita politica e militare. L'approfondimento tecnico dell'arte di montare a cavallo fu ovviamente sempre appannaggio della cavalleria e per questo motivo chi ha scritto libri di tecnica equestre (Federico Grisone, Fiaschi, Pignatelli, Mazzuchelli, Caprilli, ecc.) è spesso collegato all'ambiente militare. Non vi è altra attività dell'uomo in cui, nel corso dei secoli, siano stati scritti tanti testi di approfondimento. Ma il rapporto che si stabilì nei secoli tra uomo e cavallo, si modificò gradualmente nell'ultimo periodo storico, da quando cioè il motore a scoppio trasformò il modo di viaggiare e il modo di fare la guerra. Dal Novecento in poi l'equitazione perse la propria importanza utilitaristica e si trasformò in attività esclusivamente ludico-sportiva. Nell'Italia della prima metà del Novecento, si segnalò l'opera del conte Paolo Orsi Mangelli, con la sua celeberrima scuderia.

I cavalli più antichi e famosi sono i mustang, discendenti dai cavalli scappati agli spagnoli. Nel Diciassettesimo e Diciottesimo secolo alcuni di questi cavalli scapparono e si moltiplicarono nelle grandi pianure fino ad arrivare a diversi milioni. I predatori raramente riuscivano ad ucciderli perché erano veloci, avevano un udito fino, un eccellente olfatto e potevano sferrare calci molto potenti. Secondo J. Frank Dobie, nel suo libro “Mustangs”, alcuni di questi cavalli andavano perfino a caccia di lupi e leoni di montagna per ucciderli. In Australia esistono animali simili conosciuti come “brumbies”, resi famosi dal poema di Banjo Patterson, “L'uomo del Fiume Nevoso”, di cui esiste una riduzione cinematografica. La storia di paesi come Wyoming, Arizona, Utah e Texas deve molto allo sviluppo della monta. Le mandrie, che erano essenziali per la loro economia, non sarebbero state controllabili senza l'uso dei cavalli e quelli selvaggi fornivano un'abbondante risorsa. Nello stesso tempo la superba cavalleria di tribù come Comanche e Sioux ha decisamente ritardato l'insediamento degli europei. Molti sport equini praticati modernamente derivano da compiti necessari dei cavalieri del passato. Un esempio è il dressage, che deriva dalle manovre di battaglia come il “capriole”, un salto sul posto con un calcio dei posteriori, che doveva essere devastante per i soldati a terra che lo circondavano. Rodei, caccia alla volpe, reining, team penning, tent pegging, combattimento con i tori, buzkashi, salto ostacoli e polo sono altri esempi. Oltre a questi ci sono le corse, lo sport dei re, seguito da milioni di persone in tutto il mondo e dove il giro economico per scommesse è molto ampio.

L’equitazione non è semplicemente uno sport, ma una vera e propria passione che educa, aiuta a crescere, dà sicurezza e porta benessere.

Andare a cavallo non è facile, richiede dedizione, determinazione e molta pazienza, a differenza di quello che comunemente si può pensare. Alla base di questo sport è fondamentale il feeling che si crea con l’animale, la fiducia e il rispetto reciproco su cui instaurare un rapporto che va al di la delle competizioni e degli allenamenti. Un cavallo può insegnare molto al cavaliere che lo sa ascoltare, tanto da poter migliorare a livello caratteriale. Questo meraviglioso animale, nonostante la sua stazza, è soggetto a numerosi stati d’animo, è sensibile e tende ad avere paura di quello che lo circonda.

L’equitazione può essere praticata sia singolarmente che in gare organizzate per squadre, in strutture coperte, in maneggi all’aperto, in ippodromi o in aperta campagna. Per passare una giornata in tranquillità o a contatto con la natura si può scegliere di fare delle passeggiate o per godere appieno la bellezza di questa disciplina anche del trekking per più giorni.

Le singole categorie che compongono questo sport sono davvero moltissime, ma a grandi linee si possono distinguere i due seguenti tipi di monta:

– da lavoro, in particolare si intende quello con il bestiame, che si distingue in Americana o Western (dei cowboy americani), Vaquera (dei gaucho argentini e degli spagnoli), Maremmana (dei butteri maremmani).

– sportiva o inglese, tutte le varie discipline agonistiche o olimpiche, come salto degli ostacoli, dressage, concorso completo, cross-country, endurance.

Le attività con il cavallo possono essere anche a livello terapeutico come l’ippoterapia. Questa ha origine antiche perché il cavallo, con le sue straordinarie doti di sensibilità, di adattamento, di intelligenza è ritenuto una ‘straordinaria medicina’. Oggi viene usata per curare disturbi psicologici o persone affette da sindrome di down, ma già gli antichi consigliavano lunghe cavalcate per combattere l’ansia e l’insonnia.

Alla base di qualsiasi attività si voglia svolgere deve esserci un buon addestramento dell’animale, che si compone di tre grandi stadi:
L’ imprinting è la fase più delicata dell’addestramento, si tratta della primissima esperienza che il puledro ha con l’essere umano, andrebbe eseguito nelle prime ore di vita poiché è quello il momento in cui l’animale crea la sua mappa della realtà, su cui forgerà il carattere.

La doma è la fase in cui il puledro, che ha già compiuto i due anni, impara ad accettare la sella, il cavaliere e l’imboccatura. Questa procedura dura mediamente trenta/sessanta giorni. Al termine di questo periodo, se la doma è stata fatta correttamente, il cavallo possiede una buona base di lavoro ed è pronto per essere rifinito a seconda della disciplina che praticherà.

La rifinitura inizia nel momento in cui il cavallo accetta il cavaliere. In questa fase è molto importante strutturare il lavoro al fine di correggere il cavallo, allungare e sviluppare la muscolatura e insegnargli il gusto equilibrio. A questo punto si potranno inserire esercizi specifici inerenti alla disciplina scelta.

Tecnica e competenze sono necessarie per portare il cavallo alle massime prestazioni, precisione e pazienza per raggiungere degli obbiettivi, determinazione per arrivare lontano, fiducia per essere una cosa sola. Molti non comprendono la difficoltà che questo sport comporta perché non bisogna dimenticare che “nel montare un cavallo, noi prendiamo in prestito la libertà.” (Helen Thomson).

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